Software per i Punti di Vendita: è arrivato il momento di voltare pagina?

Introduzione

Il software per la gestione dei Punti di Vendita è visto, specialmente dalle catene, come un fattore competitivo e per questo pesantemente “customizzato” per differenziarsi dalla concorrenza. Purtroppo questo lungo processo si sta dimostrando sempre meno efficiente ed efficace nel seguire le esigenze dell’attuale società “connessa”.

Per i negozi indipendenti il vincolo delle customizzazioni è minore, ma nell’era del Cloud con il consolidamento del concetto di software come servizio (detto anche SaaS da Software as a Service), anche per loro si pone il problema di scegliere tra novità e tradizione.

 

Il ciclo dell’innovazione

Come è del tutto naturale, le tecnologie e le architetture nascono per rispondere alle nuove esigenze del mercato e agli stili di vita emergenti: al cambiare di questi diventano sempre meno appropriate per dare risposte ottimali. Prima o poi arriva il momento in cui è necessario ripartire da nuove basi e con nuove idee.

In sintesi, ogni innovazione attraversa una fase iniziale in cui fatica ad imporsi per il naturale spirito di inerzia rispetto alle novità e per gli investimenti necessari alla sua diffusione. Quando i vantaggi sono ampiamente dimostrati e i tecnici hanno avuto il tempo di “metabolizzare” le nuove idee, inizia la fase della “nuova normalità” dove si assiste alla corsa per recuperare il tempo perduto. Segue infine una fase di obsolescenza in cui il contesto è nuovamente cambiato e la vecchia innovazione non è più sufficiente a dare risposte efficienti ed efficaci. In questa situazione gli innovatori fanno il salto a nuove tecnologie e ripartono con un nuovo ciclo di ottimizzazione.

La relazione che meglio descrive questo tipo di sviluppo è la “curva a S” che contraddistingue molti fenomeni biologioci, sociologici e di altri ambiti.

E’ importante specificare che per innovazione si intende un cambio di paradigma: un modo nuovo di vedere un determinato settore, e non un semplice perfezionamento delle prassi correnti. Nel settore degli edifici, ad esempio, il cemento armato prima e l’acciaio/vetro poi, hanno creato nuove architetture che hanno dato risposte a nuove esigenze. Usare nuove tecnologie costruttive senza cambiare architettura, senza quindi fare alcun salto culturale, produce risultati mediocri in tutti i sensi.

Tornando al Retail, i servizi SaaS per il POS (Point of Sale o Punto Cassa) e il Back Store (gestione magazzino, statistiche, …) espressamente progettati per il Cloud impongono dei salti di qualità e la ripartenza da basi completamente nuove, specialmente per i progettisti. E’ facile vedere il Cloud Computing come una banale evoluzione dell’Hosting, nel tentativo di conservare i grossi investimenti del passato ed evitarne di nuovi, ma ignorare il suo cambio di paradigma produce risultati limitati e di breve respiro.

In questo momento storico, il Cloud Computing è quasi arrivato alla fase della “nuova normalità” e il passaggio non è più una questione di “se”, ma solo di “quando”. Il problema è riconoscere le soluzioni espressamente progettate per il Cloud da quelle definite “Cloud whasing” (modifiche superficiali dettate più dal marketing che da motivi tecnici) oppure anche SoSaaS (Same old Software as a Service). Queste ultime danno l’apparente vantaggio della continuità, ma sono degli ibridi che avranno vita breve perché non consentono di affrontare la nuova realtà con la necessaria efficacia.

 

Fare il salto o aspettare?

Nella fase iniziale di una innovazione ci sono inevitabilmente più rischi rispetto alla fase di maturità e di obsolescenza, perché non è ancora pienamente compresa dall’intero ecosistema. Ma, come in tutte le attività umane, il risultato di un investimento è proporzionale al rischio.

Innovare prima dei concorrenti, non solo crea dei veri vantaggi competitivi, ma produce anche minori costi di gestione e/o maggiori ricavi per un periodo più lungo. Inoltre questo momento storico impone un controllo dei costi molto maggiore che in passato ed inoltre una maggiore responsabilità ambientale.

Ci sono poi i vantaggi di immagine che ricadono solo sui primi. Pur essendo vantaggi immateriali, hanno un valore monetario molto alto se confrontato con i costi per arrivare alla mente del consumatore superando il livello di rumore con le normali tecniche di marketing.

Molti responsabili IT sono “imprigionati” dalle pesanti customizzazioni fatte sui sistemi legacy. Riportarle tali e quali in un sistema nativo Cloud può essere estremamente costoso se non impossibile, e in ogni caso è la strada sbagliata. La multi-tenancy (la stretta condivisione dello stesso Hardware e Software tra aziende diverse) è uno dei requisiti fondamentali del Cloud che, tra i tanti vantaggi, sostituisce le lunghe e costose “customizzazioni” con semplici e veloci configurazioni. Naturalmente i minori gradi di libertà della configurazione possono essere una limitazione per qualcuno, ma il vantaggio competitivo di una nuova IT basata sul Cloud sta nel concetto di servizi facilmente integrabili fra loro e la creazione di sistemi unici attraverso la loro composizione, come se fossero dei blocchetti Lego. Il nuovo ruolo dei responsabili dei sistemi informativi sarà quello di selezionare e integrare i servizi Cloud più adatti al modello di business della propria azienda e alla strategia di sviluppo.

 

Si può evitare di andare sul Cloud ?

Gli argomenti attualmente più discussi sono Big Data, Machine Learning, Predictive Analytics e IoT (Internet of Things) e certamente avranno un forte impatto sul Retail, ma queste tecnologie hanno senso tecnico ed economico solo sul Cloud.

Già oggi il vero Cloud Computing è efficienza ed agilità ad un livello impossibile con l’IT tradizionale. Purtroppo la riprogettazione del software per sfruttare tutte le potenzialità di questo nuovo paradigma richiede tempi ed investimenti molto elevati per cui non può avvenire con un “big bang” ma gradualmente attraverso l’integrazione di sotto-sistemi nativi Cloud con altri “legacy”, definita anche Hybrid Cloud. Il risultato finale sarà comunque la progressiva scomparsa dei sistemi legacy.

Spesso l’efficienza riceve più attenzione rispetto all’agilità, ma dovrebbe essere il contrario. In un periodo di cambiamenti veloci, la possibilità di riadattare il proprio IT in modo rapido e relativamente indolore sostituendo un sottosistema legacy con un SaaS oppure un SaaS con un altro SaaS ha un valore strategico. Una funzionalità completamente nuova, se erogata come SaaS, può essere provata in alcuni negozi in poco tempo e senza grossi investimenti. Se il risultato è positivo, l’estensione a tutta la catena sarà quasi istantanea.

Quello che succede nelle specie viventi in cui non sopravvive la più forte, ma la più capace ad adattarsi ai mutamenti ambientali, vale anche per le aziende.